La Storia di Wilma Rudolph.

Dalla paralisi all’oro olimpico.

 

La storia di Wilma Rudolph

In fondo alla panchina, quella lì.
Non sa giocare. È solo un’atleta.
Clinton Gray

Siamo nella palestra della Burt High School, a Clarksville nel Tennessee, intorno alla metà degli anni ‘50.
L’uomo che parla è l’allenatore della squadra di basket del liceo.
Si riferisce a Wilma Rudolph: la protagonista di questa storia.

Di fronte a queste parole la ragazza non si piega.
Corre, corre ancora.
Clinton la mette in campo.

La sua squadra vince il campionato liceale senza nemmeno una sconfitta.

 


 

ATLETICA: UN ESORDIO DIFFICILE, MA IL LAVORO PREMIA.

Wilma viene notata dalla formazione di atletica della scuola, che la convoca per un importante meeting.
Lei è più cattiva delle sue avversarie, vincerà ugualmente anche senza la loro preparazione tecnica.

E invece no.
La cattiveria agonistica non basta.
Perde tutte le gare.

Per la prima volta nella sua carriera assaggia il sapore amaro della sconfitta.
Ma non si arrende, sa che deve solo prepararsi meglio.

Si impegna con determinazione per perfezionare la partenza, la tecnica di corsa.
I risultati arrivano.
Molto presto.

A 16 anni Wilma è la più giovane statunitense in gara ai giochi olimpici di Melbourne.
Si dà un importante obiettivo personale: conquistare 3 ori alle prossime Olimpiadi. Quelle di Roma.

 


 

UN SOGNO CHE DIVENTA REALTÀ.

Wilma lavora duramente e migliora ancora.

A Roma, quando entra nel tunnel dello Stadio Olimpico per la finale dei 100 metri è nervosissima.
Ma nel momento in cui si allinea per la partenza realizza che il suo destino è vincere.

Corona il suo sogno: 3 ori alle Olimpiadi.
Wilma passa alla storia.

Nel 1963 si ritira dall’atletica e questa storia di fatica, allenamenti, gare e vittorie potrebbe considerarsi chiusa.
Ma non è così.
Perché questa storia, la sua storia, non è fatta solo di sport.

 


 

UN’INFANZIA DI SOFFERENZE.

Per capirlo bisogna fare un passo indietro nel tempo.
È il 23 giugno, siamo a Clarksville: una cittadina di campagna nel Tennessee razzista del 1940.

In una famiglia afroamericana allargata, di ventidue figli, viene alla luce Wilma Rudolph.
Nasce prematura.
Durante l’infanzia soffre di scarlattina, broncopolmonite e soprattutto poliomielite.

Una malattia che le paralizza completamente la gamba sinistra.

La bambina non sarà mai più in grado di camminare.
Levatevelo dalla testa.
Dottore di Wilma.

Wilma è sempre a letto con una protesi in acciaio.
La frustrazione si trasforma in rabbia contro la malattia.

Le maestre di scuola trasmettono a Wilma valori autentici.
Le insegnano che bisogna credere in se stessi.

 


 

IL MOMENTO DELLE RIVINCITE.

Wilma, a casa, si leva la protesi e fa imprudentemente qualche passo.

Ha inizio un nuovo capitolo della sua vita.

È il momento di dimostrare che nulla è impossibile.

Sarebbe triste se fossi ricordata solo come una grande velocista.
Quello che ho fatto deve servire per dire ai giovani che tutti possono essere quello che vogliono.
A patto di volerlo per davvero.
Wilma Rudolph

Ekis Team

Ti abbiamo proposto questa storia vera prendendo spunto dal racconto di un noto telecronista e giornalista sportivo che conduce, su Radio DJ, la trasmissione American Hero.
Se vuoi ascoltare la storia di Wilma Rudolph narrata dalla voce di Flavio TranquilloClicca qui.

2 Commenti

  1. Paolo Montanari

    Buon pomeriggio Ekis family
    Credo che ognuno di noi abbia il potere di vivere al meglio ciò che Dio ci ha donato. Tutto questo si realizzerà partendo dal momento in cui crediamo di non essere o di non valere, ma proprio in questo codesto momento capiamo che siamo anche all’altro basta volerlo e arriviamo a ciò attraverso la gratitudine a Dio per esserci e per poter fare da quell’istante la vita da sempre desiderata.
    Un caloroso abbraccio

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    • Gianluca

      Grazie Paolo per il tuo splendido messaggio.
      È una riflessione bellissima, che ci ricorda quanto sia importante credere nei propri sogni, agire concretamente per raggiungerli ed essere grati.
      Un abbraccio.

      Rispondi

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